In arrivo l’intimo anti-razzismo

Postato il 10 febbraio 2012 da Redazione F.M.

Si chiama “What’s your nude” ed è una nuova linea dedicata alle donne di colore. Non tratta di integrazione e diritti umani fondamentali, ma di reggiseni e mutandine pensati per ogni colore di pelle di Martina Marchiorello.

Si fa presto a dire “color carne”: basta entrare in una qualsiasi boutique di intimo per rendersi conto che le tonalità disponibili includono varie sfumature di beige, rosati, cipria, sabbia e pesca. Ovvero tutte sfumature dedicate a donne caucasiche. Ma come la mettiamo per le afroamericane? Dove si trova underwear color caffèlatte, moka e cioccolato? Se l’è chiesto la psicologa Tara Raines, afroamericana anche lei, dopo un’esperienza d’acquisto disastrosa: “Decisi di approfittare dei saldi stagionali di Victoria Secret. Purtroppo realizzai presto che il reggiseno che volevo era disponibile solo in nero, bianco e nudo, ma io lo cercavo nel mio color carne, ovvero marrone”.

Un semplice caso o una vera e propria lacuna nelle collezioni di biancheria intima sul mercato? Alla Raines è bastato aprire una pagina Facebook ( “What’s your nude”) per avere la risposta: ad oggi sono oltre 3.000 le donne iscritte che come la psicologa lamentano la scarsità di biancheria pensata per le loro carnagioni. Il Vaso di Pandora è stato scoperto e la massiccia adesione alla campagna tradisce il vero nodo della discussione: non è solo questione di mutandine, ma di diritti fondamentali come quello di sentirsi bene nella propria pelle. Senza contare il capitolo look: come la mettiamo con tessuti come tulle, voile, e seta? Sono trasparenti o talmente leggeri che richiedono biancheria che si fonda con la pelle, assolutamente invisibile. Stesso discorso per il bianco, che come il popolo della moda sa bene necessita di intimo mimetizzato.

Ribadisce la fondatrice del movimento: “È assurdo pensare che con tutto il potere che hanno acquisito le donne afroamericane negli USA, ancora non riescano a trovare della biancheria fatta apposta per loro, se non spendendo centinaia di dollari”. In Europa le cose non sono molto diverse: se le donne caucasiche possono scegliere tra diverse catene di fast fashion che propongono underwear color carne a prezzi abbordabili, lo stesso non si può dire delle altre che hanno a loro disposizione pochissime opzioni, una più costosa dell’altra.

È bastata una breve ricerca per renderci conto che anche in Italia il discorso non cambia. Di dieci aziende contattate (target alto, medio e basso) solo tre includono nel loro campionario qualche alternativa più scura rispetto al classico nudo, ma siamo sempre ben lontani dalle tonalità cioccolato e moka che il mercato richiede.

Qualcosa dovrà cambiare. Lo prevede anche una recente ricerca di mercato firmata Nielsen che calcola per i prossimi tre anni una crescita del potere d’acquisto della comunità afro-americana fino a raggiungere la soglia del trilione (1000 miliardi) di dollari. Cifra impressionante soprattutto quando si tratti di assecondare una richiesta così basilare. Perché, come conclude Tara Raines, “non credo sia troppo chiedere a queste aziende di includere qualche modello più scuro nelle loro collezioni. Tutte le donne, infatti, meritano di apparire e sentirsi sexy, in primo luogo con se stesse”.

Articolo originale su: Repubblica

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